La ritenzione idrica è l’accumulo anomalo di liquidi nei tessuti, generalmente localizzato alle gambe, alle caviglie e ai piedi. Le cause possono essere molteplici ma le più comuni sono le variazioni ormonali del ciclo mestruale, la sedentarietà, l’eccesso di sodio nell’alimentazione, il caldo e l’insufficienza venosa. Si riconosce per il gonfiore che peggiora in serata, la sensazione di pesantezza e le variazioni di peso nel corso della giornata. Ridurre il sale, bere adeguatamente, fare attività fisica regolare e sollevare le gambe sono le misure più efficaci.
Quando il gonfiore è improvviso, monolaterale o associato a dispnea è necessario consultare un medico.
La ritenzione idrica è un disturbo diffusissimo, con cui fanno i conti specialmente le donne. Capire da dove viene e come agire in modo mirato è il primo passo per gestirla in modo efficace.
CHE COSA PROVOCA LA RITENZIONE IDRICA?
Quando i liquidi che circolano nel sistema capillare e linfatico, anziché essere drenati verso il circolo venoso e linfatico, si accumulano negli spazi interstiziali parliamo di ritenzione idrica. Di seguito le cause più comuni.
Stile di vita e fattori fisiologici
- eccesso di sodio nell’alimentazione: un apporto di sale superiore ai 5 grammi al giorno fa sì che i tessuti trattengano acqua nel tentativo di mantenere l’equilibrio osmotico
- sedentarietà e posizioni prolungate: stare a lungo seduti o in piedi senza muoversi rallenta il ritorno venoso; la muscolatura del polpaccio, quando si contrae camminando, agisce come pompa che spinge il sangue verso l’alto
- caldo: le alte temperature dilatano i capillari, favorendo la fuoriuscita di liquidi nei tessuti circostanti
- variazioni ormonali: nella fase luteale del ciclo mestruale (nei giorni precedenti il mestruo) gli estrogeni e il progesterone favoriscono la ritenzione; anche la pillola anticoncezionale e la menopausa possono influire
- carenze di potassio e magnesio: questi minerali regolano l’equilibrio idrosalino; una loro carenza favorisce la ritenzione.
Patologie
- insufficienza venosa cronica: quando le valvole venose delle gambe non funzionano bene, il sangue ristagna e la pressione idrostatica nei capillari aumenta, spingendo i liquidi nei tessuti
- scompenso cardiaco: il cuore non riesce a pompare sangue in modo efficiente, favorendo un ristagno di liquidi negli arti inferiori
- insufficienza renale ed epatica: rene e fegato regolano l’equilibrio dei liquidi e delle proteine nel sangue; quando la loro funzione è compromessa la ritenzione può diventare generalizzata
- ipotiroidismo: la riduzione degli ormoni tiroidei provoca un edema caratteristico
- linfedema: ostruzione del sistema linfatico – spesso conseguente a interventi chirurgici o trattamenti oncologici – che causa un edema cronico a un arto
- farmaci: FANS, corticosteroidi, calcioantagonisti e alcuni antipertensivi possono causare ritenzione come effetto collaterale.
COME SI FA A CAPIRE SE SI HA RITENZIONE IDRICA?
Alcuni segnali aiutano a rilevare un quadro di ritenzione di liquidi. I sintomi più comuni che si osservano sono:
- gonfiore localizzato soprattutto alle gambe e alle caviglie, a mani e piedi, che tende a peggiorare nel corso della giornata o dopo aver trascorso molte ore in piedi o seduti
- test della fossetta (pitting): premendo con un dito sull’area gonfia per qualche secondo si forma una piccola cavità che impiega più di due secondi a scomparire
- alterazioni della cute: buccia d’arancia
- sensazione di pesantezza e tensione alla cute, soprattutto al polpaccio e alla coscia
- anelli, bracciali o scarpe che stringono verso sera più del solito.

COSA FARE PER ELIMINARE LA RITENZIONE IDRICA?
Dal punto di vista dell’alimentazione può fare la differenza adottare alcuni accorgimenti:
- ridurre il sale a meno di 5 g al giorno (circa un cucchiaino), avendo cura di leggere le etichette degli alimenti confezionati, insaccati, formaggi stagionati e snack salati, che sono le principali fonti di sodio nascosto
- aumentare l’apporto di potassio (banane, patate con la buccia, legumi, spinaci) e magnesio (noci, semi di zucca, cioccolato fondente), minerali che bilanciano l’effetto del sodio
- bere adeguatamente: una buona idratazione aiuta i reni a filtrare ed eliminare il sodio in eccesso.
Fondamentale, poi, intervenire sul fronte dell’attività fisica e della postura:
- camminate regolari: 30′ minuti al giorno con passo sostenuto
- elevazione degli arti inferiori: sollevare le gambe sopra il livello del cuore per 15-30 minuti favorisce il drenaggio dei liquidi accumulati durante il giorno
- calze elastiche a compressione graduata: in caso di insufficienza venosa documentata, le calze riducono la pressione idrostatica e prevengono l’accumulo; la scelta del grado di compressione va fatta con il medico o angiologo
- evitare di stare a lungo immobili: fare brevi pause ogni ora, camminando o facendo qualche esercizio per il polpaccio (alzarsi sulle punte dei piedi).
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